Haiti Terremoto 28 – CTF Central in Missione – Fratel Luca – Giorno 14
Fratel Luca Perletti, MI
Da alcune ore sono rientrato a Roma. Una sensazione strana che non la si può solo spiegare con il fuso orario e le ore di sonno perse. È come se il mondo, dopo le forti emozioni provate a Port au Prince, avesse preso un’altra dimensione. Una specie di rifiuto di quanto, invece, mi era familiare e normale. So che ci vorrà del tempo, ma già avverto che quanto visto e sperimentato nel mese trascorso a Haiti non verrà facilmente cancellato dalla memoria né dal cuore. Scorrono veloci tante immagini, suoni, colori: nella mente è come rivedere un film animato, dalle tinte esasperate ma pieno di vita. Al di fuori del mio ufficio romano, invece, i suoni dalla strada giungono ovattati ed anche la giornata, uggiosa e piovigginosa, ci mette del suo per rendere più forti le differenze. Ma tant’è, si doveva arrivare a questo punto. Mi è motivo di serenità il pensiero che confratelli e volontari stanno portando avanti il lavoro ed il progetto pazientemente disegnato in questo mese. Non tutto uscirà alla perfezione, contrattempi vari lo rallenteranno, ma la determinazione e l’impegno comune saranno sicura garanzia di successo. Questo ultimo messaggio, allora, è una sorta di gratitudine a tutti quanti hanno contribuito e contribuiranno a realizzarlo affinché Haiti possa avere un futuro migliore. È questa la speranza che sta dietro al progetto “Haiti: per un futuro migliore. Approcci multifattoriali a partire da istituzione ospedaliera”. Siamo mossi, infatti, dalla convinzione che questo maledetto terremoto, che tanta morte e distruzione ha seminato (e che ancora miete paura con le continue e beffarde scosse di assestamento), possa essere una occasione di riscatto e di ripresa. Il mondo ha aperto gli occhi sulla tragedia (l’ennesima, l’ultima?) di questo popolo e si è mosso con determinazione. In un suo articolo apparso sul Corriere della Sera di lunedì 22 febbraio, A. Riccardi si chiedeva se questa tragedia non potesse segnare l’inizio di un’epoca nuova, caratterizzata dalla comune partecipazione ai drammi di altri popoli, quasi il manifesto di un’epoca nuova dopo che il primo decennio del III millennio è stato caratterizzato dal confronto e dallo scontro tra Stati, scontro spesso ideologico, fondamentalista e religioso. Non so se posso condividere questa idea “buonista” ma non è male porsela come una possibilità! Il progetto di cui sopra, della durata di due anni, è una risposta al terremoto del 12 gennaio scorso. Si articola in diversi programmi non solo medici ma anche sociali, finalizzati alla riabilitazione delle vittime ma anche alla lotta della povertà che del terremoto è stata complice e ulteriore vittima allo stesso tempo. Tra i programmi di natura squisitamente medica si segnalano la decisione di continuare a inviare, almeno per i prossimi sei mesi, team di chirurghi per la chirurgia correttiva in collaborazione con Aziende Sanitarie italiane (sono in fase di firma alcuni contratti): ad essi sarà affidato il compito di rivedere molti dei casi sottoposti a chirurgia d’emergenza nel dopo terremoto (si stima che le operazioni chirurgiche del dopo terremoto siano state tra le 16,000 e le 20,000 di cui l’80% di natura ortopedica); e la scelta di aprire altri 50 posti letto per la riabilitazione motoria.Verrà anche aperta un’officina per la produzione di protesi: questo servizio verrà messo a disposizione per un’utenza più ampia di quella del Foyer Saint Camille. A livello sociale, attraverso il servizio di medicina comunitaria del Foyer, intendiamo sostenere attività di ricostruzione delle case, impegnandoci anche nella lotta alla povertà favorendo microcrediti e piccoli progetti di sviluppo. Infine, consapevoli dell’impatto del terremoto sulla dimensione psichica individuale e collettiva, potenzieremo l’attenzione psicologica e pastorale all’interno del Foyer e negli ambulatori ad esso collegati. Anita Ennis, della Famiglia Camilliana Laica irlandese, sarà la coordinatrice di questo progetto, affiancata da Robert Daudier, diacono locale. Un altro progetto che ci sta a cuore, di natura ecclesiale, si realizza nella collaborazione con altri religiosi e con la locale Conferenza Episcopale per rispondere agli effetti devastanti del terremoto nelle periferie e nei villaggi delle Province lontane dalla Capitale. Si tratta di un progetto di aiuto allo sviluppo e di lotta alla povertà, il cui obiettivo è di aiutare la Chiesa, colpita al cuore dal terremoto (morte dell’Arcivescovo e di altre figure chiave nonché distruzione della cattedrale e degli uffici centrali della Conferenza Episcopale e della Caritas nazionale), a mettere in atto la dimensione della carità pratica che le è propria e di costruire strutture capaci di interventi operativi nel futuro. È un progetto che si va delineando e mentre appare chiara la natura sussidiaria di questa prima fase dell’emergenza si stanno studiando i programmi per il medio e lungo tempo. P. Scott Binet, coordinatore internazionale della CTF, è stato delegato a questo progetto. Consapevole che l’Ordine può giocare un ruolo importante nella risposta all’emergenza, voglio augurare a tutti coloro che parteciperanno a questa impresa grande forza e coraggio: davvero, dai loro sforzi potrà nascere un nuovo modello di società!







