Haiti Terremoto 15 – CTF Central in Missione – Fratel Luca – Giorno 7

Giorno 6

“È la mia prima esperienza di aiuti internazionali all’estero, ma sono colpito dal numero di giovani volontari, tanti senza riferimenti a istituzioni, arrivati fin qui per aiutare. Forse non tutto è finito, c’è ancora molta umanità!”.

Sto viaggiando con un gruppo di vigili del fuoco inviati a controllare lo stato del nostro water tank, lesionato dal terremoto. Mi colpisce questo commento fatto da un membro del team che, benché alla prima esperienza internazionale, ha visto molto nella sua vita. In Haiti lo ha colpito la solidarietà spontanea di tante persone partite per dare una mano e senza cercare assicurazioni in questa o quella agenzia. Si tratta di persone che hanno sentito forte il richiamo a fare qualcosa per una popolazione che, già afflitta da endemica povertà, deve fare i conti con un’altra tragedia destinata a cambiarle il destino, in bene o male che sia! E, seguendo l’istinto, o meglio la passione e l’amore, si sono lasciati alle spalle comodità e affetti per donarsi agli altri. Dello stesso tono è stato il commento fattomi da un chirurgo ieri sera, colpito dall’aver visto un primario di pediatria di un Ospedale italiano spingere una barella su cui stava un ferito: non essendo di turno in sala operatoria, il primario si era messo a aiutare il personale spostando i malati nelle corsie. In fondo, l’emergenza ha ritmi e tempi veloci e non ci si può formalizzare su titoli e ruoli, ma bisogna avere in mente il bene della vita altrui! Uno può avere un nome, essere ricercato ma qui, in mezzo alla polvere ed ai detriti, i ruoli si azzerano ed ognuno viene valutato per quello che è e per quanto si sa spendere! Un altro esempio del molto bene che queste emergenze portano alla luce lo ricavo dalle parole di un altro chirurgo. Chiamato ad operare in condizioni di urgenza e senza la solita strumentazione è afflitto dal pensiero che l’operazione non sia andata come avrebbe dovuto e che, nel suo Paese, mai si sarebbe arrischiato tanto: ho forse sottostimato la situazione? Ho presunto troppo? Ho, addirittura, avuto poca attenzione per il ferito? Dubbi e interrogativi bussano alla sua coscienza di uomo che, senza particolare interesse per questa o quella religione, trova nella solidarietà e nel rispetto altrui valori non negoziabili. In fondo, la vita ha lo stesso valore a Milano che qui, dove, al contrario, sembra essere negata o poco apprezzata. Come in molte altre occasioni, l’essere presente in una situazione di emergenza mi fa toccare con mano il grande bene che il genere umano ha ancora in serbo: non siamo davvero alla fine della corsa, ma molte, piccole luci rischiarano il cielo cupo e grigio di questo inizio del terzo millennio. Tra i tanti volontari le motivazioni sono diverse: ognuno ha le proprie ragioni per essere qui, nobili o meno che siano. Per alcuni il volontariato è diventato una professione, una medaglia da aggiungere ad un ricco carnet di partecipazione alle emergenze. Ma ci sono molti, anonimi che sono partiti solo perchè non potevano più sentirsi a loro agio a guardare il resto del mondo afflitto da avversità senza fine. Per questi, l’esperienza di aiuto umanitario cambia davvero la vita. Ricevono più bene di quanto, probabilmente, sanno dare! Dalle macerie di Port au Prince potremo raccogliere la speranza di un futuro migliore? In fondo mi sostiene il pensiero che la Provvidenza guida la storia ed anche di fronte alla incomprensibilità di tanti drammi umani, ci può essere spazio per una via verso il Bene.

Giorno 8

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One thought on “Haiti Terremoto 15 – CTF Central in Missione – Fratel Luca – Giorno 7

  1. Tante grazie, Fratel Luca. Sono una sorella della Ministre degli Infermi a Roma e seguo molto a vicino le vostre attività. La ringrazio di tutto quello che fate ma anche di tutto quello che ci fa vivere da vicino tramite le sue descrizioni vivi. GRAZIE!

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