Haiti Terremoto 17- CTF Central in Missione – Fratel Luca – Giorno 8

Fratel Luca, MI

Giorno 7

Aprendo il sito di un giornale italiano questa mattina (8 febbraio) ho ritrovato la notizia che in giornata atterrerà allo scalo di Milano Malpensa un gruppo di feriti haitiani inviati in Italia per cure. La notizia continua affermando che si tratta dei primi feriti che arriveranno in Italia: addirittura saranno anche i primi feriti accolti in Europa. È motivo d’orgoglio aver contribuito, assieme ad altri quali l’Ospedale Saint Damiene, a questa spedizione: questo Ospedale e il Foyer Saint Camille vengono infatti citati nella notizia. Alcuni dei feriti sono stati accolti e curati nella nostra struttura sin dal 13 gennaio e siamo felici al pensiero che potranno recuperare del tutto le loro funzioni, adesso che possono avere accesso a cure adeguate in strutture ben attrezzate. Ognuno di noi ha veramente avuto a cuore la sorte di questi malati ed anche chi non è direttamente coinvolto nella vita dell’ospedale ha voluto, in più di una occasione, assicurarsi del buon esito di questa iniziativa che aveva preso piede con la visita al Foyer di alcuni rappresentanti della Regione Lombardia. Mentre siamo felici per i vari feriti non si può non fare alcune considerazioni a lato di questa vicenda. Si tratta di pensieri a briglia sciolta, dettati dalle forti emozioni di questa esperienza.

La reazione mondiale al terremoto che ha colpito Port au Prince è stata, e continua a essere, molto forte: gli aiuti umanitari sono molti così come gli sforzi di contribuire a far uscire questo Paese dalla endemica povertà in cui vivono molti dei suoi cittadini. Molti di questi sforzi sono guidati da un sincero desiderio e da una motivazione altruistica, iscritti nel DNA delle persone e delle istituzioni. Ma in alcuni casi ci può anche essere un’inconscia attesa di guadagnarsi consensi o di acquisire maggiore prestigio, assicurato dalla visibilità di un gesto umanitario. Forse il mio pensiero è un processo alle intenzioni: non lo dovrei fare e se lo faccio è solo per mettere in guardia affinché tutti siamo consapevoli che dietro ogni buona azione si può nascondere l’attesa di un secondo risultato, legittimo anche se non dichiarato. Questa riflessione si applica soprattutto alle Istituzioni, a chi detiene il potere (anche mediatico) affinché sia consapevole che la logica che guida la realizzazione di gesti umanitari non deve essere il tornaconto occasionale e personale ma la profonda consapevolezza della propria responsabilità verso il bene comune. Accogliere dieci o dodici malati in strutture altamente attrezzate non risolverà i problemi di Haiti: li risolveranno quelle scelte silenziose e costanti di accompagnare questo Paese e le sue strutture amministrative e operative verso il riscatto dalla arrettratezza e dalla miseria. Sarà, perciò, solo il futuro a dire la bontà di questi gesti di cui oggi abbiamo notizia sulle pagine dei giornali. Certamente, per i feriti trasportati in Italia diventa vero quanto affermato da uno dei professionisti venuti ad accompagnarli (con grande sforzo fisico personale visto che si sono sobbarcati voli di andata e ritrono in meno di 48 ore) “non mi interessa chi ci guadagna in questa vicenda; a me basta che questi feriti possano essere curati!”. Allora, aspettiamo il ritrono dei nostri fratelli feriti, consapevoli che si tratta di alcuni fortunati rispetto ai molti cui non è stato possibile assicurare lo stesso trattamento.

Infatti, avevamo previsto – all’ultima ora – la partenza di altri malati le cui condizioni cliniche avrebbero meritato maggiore attenzione specialistica di quella che possiamo assicurare al Foyer Saint Camille. In particolare ci stavano a cuore un bimbo fortemente anemizzato ed una signora con una grossa lesione alla guancia che intacca la mandibola e le rende impossibile l’apertura della bocca. Siamo arrivati tardi e fino all’ultimo abbiamo cercato di imbarcarli, ma è stato impossibile. Personalmente ho trovato grande comprensione e collaborazione dal Console onorario che ci ha anche telefonato varie volte a verificare il progresso della pratica. Che non è mai arrivata in porto per la mancanza di un Visto: l’aereo è perciò ripartito con metà dei posti resi disponibili dalla Regione Lombardia vuoti. E questa è l’altra faccia della medaglia, quella meno reclamizzata. Si tratta di uno spreco di risorse visto che la stessa Regione aveva dichiarato la sua disponibilità ad accogliere anche questi ultimi due malati, aggiunti alla lista all’ultimo momento. Questo è uno di quei casi in cui la logica ferrea della legge ti fa sentire impotente e, allo stesso tempo tempo, te ne fa avvertire i limiti: forse sarebbe bastata un po’ di flessibilità e di buon senso visto che le assicurazioni di presa in carico della Regione Lombardia erano arrivate! Speriamo nel prossimo volo……

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