Haiti Terremoto 18 – CTF Central – Fratel Luca in Missione Giorno 9

Giorno 8

Ho ricevuto in queste ore la bella testimonianza di un volontario che, con una attività ben avviata nei Caraibi, ha deciso di dare una mano ai Camilliani occupandosi dello sdoganamento e del trasporto dei container inviati al Foyer St. Camille. Non è una attività da poco: consuma tempo ed energie, oltre ad essere pericolosa. Il suo esempio la dice lunga sulle varie possibilità di essere concretamente vicini al popolo di Haiti: non solo medici o chirurghi o professionisti della salute ma anche molti altri possono contribuire. Bastano fantasia e voglia di mettersi in gioco per rendere concreto il desiderio di “fare qualcosa” che spesso ci lascia a metà strada tra le buone intenzioni che emergono prepotentemente dal cuore ed un senso di frustazione per non riuscire mai a realizzarle. Ma, più importante, le parole di questo amico della missione camilliana sono una testimonianza non filtrata della realtà che si vive ad Haiti, a circa un mese dalla catastrofe infinita visto che ancora ieri abbiamo avuto scosse.

Poco a poco l’onda delle emozioni lascerà il posto alla routine, altre emergenze faranno capolino e tutto tornerà nella normalità. Siamo sfidati a aiutare questo popolo ed i molti altri popoli della terra a camminare verso il loro sviluppo. Una catastrofe naturale non è mai solo l’esito di un destino avverso ma anche la conseguenza di scelte sbagliate e della impossibilità di dotarsi di sistemi di protezione più efficaci. E, soprattutto, le conseguenze di una calamità come questo terremoto avranno ricadute su generazioni a venire, lasciando una eco molto più lunga del sordo e cupo rumore provocato dalla terra che trema. Povertà e malattia sono destinate a durare a lungo su quest’isola se non si concerta uno sforzo comune per migliorare le strutture sociali necessarie ad assicurare una vita degna di questo nome! ….. Mah ! Le noti dolenti fratello mio .Questo popolo Haitiano . Dio mio !!!! Prima la dittatura , poi la recente guerra civile, poi due anni fa uragani e alluvioni e adesso il terremoto.

Ti confesso che ad Haiti nelle mie preghiere serali , le lacrime mi scendevano in continuazione . Non ho potuto dormire. E non ho smesso di piangere fino all’ alba . Dio mio . Che disastro . Credimi tutto quello che vedi in televisione sono solo stupidaggini. Dovresti vedere per capire. Non pensavo che il dolore e la disperazione potesse essere tanto percepibile. Persone come noi, che avevano i propri sogni e la propria famiglia, in un attimo è cambiata completamente la loro esistenza . Tutti hanno perso un figlio , una sorella , un parente . La cosa peggiore è che molte volte hanno perso la speranza .Le espressioni che ho trovato nell’ ospedale mi resteranno sempre impresse nella memoria . Persone sfigurate , con amputazioni importanti e con ferite terribili .Il terremoto non ha risparmiato nessuno . Vecchi , uomini , donne e bambini. Haiti è un paese povero . E adesso è un paese dove la solidarietà delle persone è necessaria e importante. Comunica a tutti che ad Haiti perlomeno per un anno non risolveranno i problemi e come sai i media già cominciano a parlarne meno . Tra un mese non se ne parlerà più. Dobbiamo aiutare i Camilliani nella loro opera e invitare a medici e volontari di partire per aiutare.

I problemi cominciano adesso. Non hanno ospedali , scuole , luce , acqua , cibo , casa, etc. Mi domando che cosa succederà dopo che i media perderanno interesse a parlare di Haiti. E pazzesco , c’e’ tanto bisogno di tutto che poter cominciare da un punto è difficile .

Concludo io questa accorata testimonianza con una parola di gratitudine a Marco per la sua generosità e sensibilità: che molti accolgano l’appello!

Giorno 10

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2 thoughts on “Haiti Terremoto 18 – CTF Central – Fratel Luca in Missione Giorno 9

  1. Leggendo questo post ho sentito riecheggiare parole simili dette in altre occasioni: Aquila, Manila, Messina…
    Le tragedie continueranno a capitare e noi resteremo sempre impotenti di fronte ad esse. L’esperienza delle passate catastrofi purtroppo, dà conferma alle parole pronunciate dal volontario: finito- mi si passi il termine- lo scoop della notizia, il popolo in difficoltà cade poi nell’oblio della routine.
    Mi domando allora cosa sia possibile fare affinchè gli Haitiani, come gli Aquilani, abbiano la continuità degli aiuti necessaria ad una rinascita sociale e l’unica cosa che mi viene in mente è l’ATTIVAZIONE delle RISORSE LOCALI, un orientamento degli AIUTI che miri a POTENZIARE ciò che già c’è e a FAR NASCERE ciò che manca.
    Non potremo mai essere dappertutto e in maniera continuativa,e non potremo neanche continuare a batterci il petto per situazioni che, stando alle nostre personali risorse, costituiscano la battaglia di Don Chisciotte con i mulini a vento.
    Gettiamo le basi, allora, per aiuti che possano “sopravvivere” al di là dell’interesse mediatico. Gettiamo le fondamenta per progetti a cui partecipino soprattutto le risorse locali:”insegnamo ai contadini a coltivare il proprio campo piuttosto che limitarci a portare loro delle mele colte dal nostro, ma destinate a finire”.

  2. Dì anche il mio ringraziamento a Marco.

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