Haiti Terremoto 26 – CTF Central in Missione – Fratel Luca – Giorno 13

Fratel Luca Perletti, MI

Giorno 12

Nella piccola cappella in pietra dell’Ospedale Saint Damien, costruita sul modello della Porziuncola in Assisi da cui la distinguono le vetrate gotiche con immagini e colori caraibici, mentre il sole scende veloce nel mare, un piccolo gruppo di religiosi e di religiose è radunato in preghiera. Al centro della cappella, posato per terra, il classico sacco con chiusura a cerniera usato per raccogliere i cadaveri di questo terremoto. Il sacco è informe e arrotolato, con una minuscola rilevatura all’apice. Sembra vuoto, quasi che contenesse uno spirito e non un cadavere. In effetti, il sacco contiene solo la testa mozzata di una delle diciasette suore che il 12 gennaio sono morte nel crollo del loro convento, situato vicino alla cattedrale di Port au Prince. Della maggioranza di queste suore, appartenenti ad una comunità di fondazione haitiana, non si sono mai recuperati i corpi e giacciono ancora sotto le macerie, senza aver ricevuto adeguata sepoltura. Nella sua breve preghiera, P. Rick, passionista, ringrazia la suora anonima (non è stata identificata) per la testimonianza di vita religiosa assicurando che adesso il suo corpo, o quello che rimane, giace all’ombra del Santissimo Sacramento di cui per anni si è cibata. Dopo queste brevi parole, cantando, usciamo dalla cappella per dirigerci verso un angusto giardino in cui viene deposto ciò che rimane della suora. La sua minuscola tomba è la quarta, avendo p. Rick già provveduto a seppellire altre tre suore negli ultimi giorni.

Il ritrovamento dei cadaveri delle suore è un misto di miseria e di amore. Bande di banditi si aggirano per la città cercando sotto le macerie cose da rubare: se incontrati, i cadaveri che ancora giacciono sotto le macerie vengono trattati con nessun rispetto così come è capitato alla religiosa la cui testa è stata mozzata e messa sopra un palo. Di fronte a tale offesa, le consorelle rimaste in vita realizzano che anch’esse hanno qualcosa di prezioso sotto le macerie: i corpi delle sorelle morte! Non potendo mettersi a cercarle, riescono a contattare la banda di banditi cui promettono lauta ricompensa (25 dollari americani!) per ogni cadavere riportato alla luce. In pochi giorni, quattro di questi hanno trovato riposo nel piccolo giardino adiacente alla cappella dell’Ospedale Saint Damien!

Questo avvenimento, cui ho avuto la fortuna di partecipare, la dice lunga sulla situazione di questo Paese, sulla sua grandezza e miseria allo stesso tempo! Da un lato, violenza e sopraffazione; dall’altro, grande umanità e amore creativo, capace di trovare vie originali per sopravvivere in un contesto abberrante. Le due facce di una stessa medaglia di cui la prevalente, a differenza di quanto di solito affermano i media, è la seconda. Non si può non rimanere colpiti a Port au Prince, di fronte alla enormità della tragedia del 12 gennaio scorso, dal gusto della vita e dalla voglia di vivere in pienezza espressa dal popolo. Le varie calamità non la scalfiscono e la gioia, il sorriso aperto, la danza ed il canto così come il sole sono gli elementi caratterizanti di questa terra!

Allora, mentre mi appresto a  rientrare a Roma mi rimane negli occhi il gesto che ha concluso il breve incontro di preghiera per la suora anonima e decapitata. Dopo aver coperto la tomba con due badili di terra, averla delimitata con alcune pietre bianche e posizionato una croce, una mano gentile ha posato un mazzo di fiori di un rosso intenso, segno di amore e di grande umanità, rimasta intatta anche nella tragedia. Questo mi porto via da Haiti: il coraggio, la dignità e la fede di un popolo capace di sopravvivere e di vivere nel mezzo di calamità inspiegabili.

Girno 14

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